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A che punto è (e come sarà) la Mini elettrica

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A che punto è la Mini elettrica? È iniziato il conto alla rovescia per una delle novità più attese di fine 2020. E il quadro comincia a farsi più chiaro.

1– Che tempistica aspettarsi

Secondo i media inglesi (qui l’analisi di TOP GEAR) un primo reveal ci sarà a luglio, quando verosimilmente si apriranno i pre-ordini. A settembre, poi, dal 12 al 22 la Mini Cooper SE (questo il nome definitivo) sarà in mostra al Salone di Francoforte. Due mesi dopo, a novembre, partirà la produzione vera e propria, con consegne ai clienti che verosimilmente, inizieranno con l’anno nuovo, da febbraio-marzo.

2- La scelta di un’autonomia contenuta

Per la Cooper SE il Gruppo BMW (di cui la Mini fa parte) non si è iscritta alla gara delle autonomie sempre più estese. I proprietari della Mini già oggi non percorrono più di 40 km al giorno e spesso la usano come seconda auto per città e dintorni. Dunque: inutile appesantire la macchina con un ingombrante pacco-batterie, dato che già con 33 kWh di celle la Cooper SE pesa comunque 130 kg in più della Mini Cooper S, a combustione interna. Ovvero 1.350 kg in tutto. Con questa dotazione (praticamente la stessa della BMW i3), la Mini elettrica avrà un range di 180-200 km, che ovviamente la rendono sconsigliabile per i lunghi viaggi. Se non pianificando bene le tappe per ricaricare.

3– Le prestazioni, tra potenza e accelerazione

Il primo prototipo della Mini elettrica, poi modificato durante lo sviluppo

Il nome Cooper non può certamente essere accoppiato a un modello poco prestazionale. E chi ha potuto saggiare le doti dinamiche della SE sulla pista di prova BMW di Maisach assicura che non si resterà delusi. Il motore elettrico sviluppa una potenza di 184 cavalli, con una coppia massima di 270 Nm, in grado di garantire un’accelerazione da 0 a 100 km/h in poco meno di 8 secondi. La trazione è anteriore, le misure esterne del tutto simili alla Mini attuale, con un passo di 250 cm. Le batterie sono situate per lo più nel tunnel della trasmissione e sotto i sedili posteriori, dove è collocato il serbatoio nei modelli a benzina. La ripartizione delle masse tra i due assi è 54-46.

4- Che prezzo aspettarsi?

Qui si possono solo fare previsioni, dato che la decisione definitiva verrà presa a fine anno. In Italia la Cooper S a cinque porte parte da 28.300 euro, ma si sa che le elettriche costano normalmente di più. Molto dipenderà anche dagli allestimenti della versione-base, ma per la Mini elettrica si può ipotizzare un prezzo di partenza in un range compreso tra i 32 e i 35 mila euro. Ricordiamo che a questo importo va sottratto l’ecobonus statale, pari a 6 mila euro con rottamazione di una vecchia auto fino a Euro 4 e a 4 mila euro senza rottamazione.

5- Con quali concorrenti va a sfidarsi

Si sa che la Mini è un oggetto unico, difficile da inquadrare in un segmento di mercato.

La nuova 500 elettrica in ricarica durante i test invernali in Lapponia.

In Italia una concorrente, soprattutto per il pubblico femminile, potrebbe essere la stessa Fiat 500 elettrica (qui le ultime info), che sarà in vendita pochi mesi dopo il lancio della Cooper SE. Paradossalmente una rivale può essere anche la ‘cugina’ BMW i3, che ha tutt’altra architettura, ma è comunque una seconda auto elettrica premium da usare soprattutto in città. Difficile invece considerare competitors le due elettriche francesi, la Renault Zoe e la Peugeot 208e (guarda), quest’ultima in arrivo a fine anno. Sono vetture con caratteristiche diverse, con autonomie più estese e usabili in anche in altre situazioni .

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