Home Moto & Scooter E-moto, i nomi nuovi del made in Italy

E-moto, i nomi nuovi del made in Italy

0
CONDIVIDI

Elettra Stone 2.0,  Rondine Motor, Aero E-Race, Italian Volt Lacama: prove tecniche di nuove e-moto made in Italy, ancora a cavallo tra sogno, progetto e prodotto.

Si vedrà se nei prossimi mesi diventeranno aziende vere e proprie, affiancando esperienze già affermate come Energica Motors e Tacita. Intanto scopriamole in questa breve carrellata.

Una Rondine farà primavera?

Rondine Motor è nata nell’ormai lontano 2000 quando Filippo e Marco Nuccitelli, ispirandosi a una moto della prima metà del 900, la C NA Rondine 500, fondano a Roma l’azienda; primo modello, la RRV1, motorizzato Ducati. Il progetto “Elettra ” arriva nel 2010, e debutta poco dopo con una versione Motard; nel 2014 segue la off road Fuoristrada e l’anno successivo la Elettra Café Racer. Dal 2015 le moto Rondine sono equipaggiate da un innovativo motore brusheless da 15 kW interamente progettato e prodotto internamente. I tre modelli sono oggi in fase di pre serie e per finanziare il passaggio alla fase di produzione vera e propria e di commercializzazione i fondatori hanno deciso di ricorrere a una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Crowdfundme.

La raccolta si è chiusa ieri raggiungendo solo il 26% dell’obiettivo che ammontava a 100 mila euro. Vedremo se saranno sufficienti ad completare l’omologazione dei mezzi ed avviare la commercializzazione delle moto. I tre modelli, prodotti on demand, dovrebbero essere venduti a  prezzi compresi tra 11.900 e 13 mila euro (Iva esclusa).

Elettra Fuoristrada

Le moto hanno tra 100 e 120 chilometri di autonomia e per una ricarica servono circa 3 ore. Con questi modelli Rondine Motor vuole rivolgersi sia ai giovani, anche senza esperienza alla guida di una due ruote, sia ai motociclisti più esperti. L’obiettivo è produrre e commercializzare dalle 20 alle 50 moto all’anno.

Aero E-Racer, 50 mila dollari di sogni

Esposta a Eicma 2017, in strada un mese dopo al Motorshow di Bologna, la Aero E-Racer è già stata inserita dalle riviste specializzate nella classifica delle dieci più belle moto elettriche del mondo. Anche se per ora un solo esemplare è funzionante e il prezzo viaggia attorno ai 50 mila dollari, molti sono già i preordini, provenienti soprattutto dalla California.  Nasce dal sogno di un designer bolognese, Aldo De Giovanni, e dalle mani di alcuni grandi artigiani della zona. La base meccanica è dell’americana Zero, la linea si ispira alle moto anni 70-80. Aero E-Racer privilegia leggerezza, prestazioni e carattere, sacrificando l’autonomia che è di soli 60 chilometri. Con 80 cavalli e 120 nm di coppia, è in grado di sbaragliare il campo delle concorrenti in tema di maneggevolezza e acrobazie, contando su soli 160 chili di peso. Avviare un mini produzione di serie, almeno per evadere i preordini acquisiti, è però una sfida difficile per la squadra di  artigiani messa insieme da De Giovanni. Che presto dovrà prendere una fra queste tre strade:   il crowdfunding, l’ingresso di soci finanziatori, i fondi europei per le start up innovative. E nella mente di De Giovanni è già affiorato un nuovo sogno: una moto rivoluzionaria, con power train e pacco batterie completamente ridisegnati e una linea che non avrà più a che fare con l’anima vintage della Aero E-Race.

Italian Volt Lacama, passione su misura

Una moto elettrica realizzata su misura, come un abito sartoriale. Componenti stilistici prodotti uno ad uno, con stampanti 3D e olio di gomito di sapienti artigiani. Il nome Lacama, infatti, è la contrazione di “la camaleonte”, la moto che cambia aspetto a piacimento (del cliente).  Italian Volt Lacama per ora è un prototipo in corso di omologazione, ma già testato su strada. Se tutto andrà come si augurano i fondatori gallaratesi Valerio Fumagalli e Nicola Colombo, detentori del record di distanza percorsa con moto elettrica (oltre 12 mila chilometri, da Shangai a Milano con una Zero), i primi esemplari saranno sul mercato a fine anno. Ma già esiste ed è in piena attività l’officina dove è nata questa fuoriserie a due ruote basata sul sistema di propulsione Zero. L’ha disegnata lo stilista Adriano Stellino, la anima il pacco batterie da 15 kW “a denti di balena” concepito dal guru dell’EV Simone Rambaldi che garantisce un’autonomia reale di 180 chilometri e può essere ricaricato in modalità fast charge in 40 minuti. Il prezzo indicato per i pre ordini (con deposito di 250 euro) è di 38 mila euro, ma i fondatori sperano di poter scendere a 35 mila.

Elettra Stone 2.0 strizza l’occhio alla tradizione

La Honda CRF 250X è stata una delle moto da enduro più longeve della storia recente: prodotta ininterrottamente dal 2004 al 2014, si può facilmente trovare in migliaia di garages di tutta Europa. L’idea di Attilio Cantoni e degli altri appassionati lombardi  fondatori di Elettra Stone 2.0 è partita da qui: offrire un kit per convertire in elettrico un’icona del fuoristrada mondiale. Anche perché, spiega Cantoni, «ci piaceva pensare a una moto elettrica che rispettasse i canoni di una vera moto da enduro, con tutto il fascino che certe linee esercitano sui veri appassionati». A conti fatti, però, l’idea del kit si dimostrò presto riduttiva. «E il prezzo finale _ aggiunge Cantoni _ sarebbe comunque rimasto sui 5-6 mila euro, come una moto nuova». Si scelse così di adottare la storica Honda solo come base di partenza per qualcosa di completamente inedito. Il telaio è stato riadattato per ospitare due pacchi batteria agli ioni di litio ospitati uno nel blocco motore, l’altro nel sottosella.

Elettra Stone 2.0

L’energia specifica è di 218Wh/Kg e questo vuol dire che con 30 Kg complessivi di peso l’energia immagazzinata raggiunge i 6 kWh, il che vale un’autonomia tra 80 e 120 km a seconda delle condizioni d’uso. Pacco batterie, Bms e bilanciamenti sono stati sviluppati internamente, mentre il motore da 13 kW e l’inverter sono di fabbricazione americana. Dalla prima apparizione, all’Eicma 2016, la moto ha già percorso 8 mila chilometri ed è stata testata su ogni tipo di percorso. «A questo punto _ dice Cantoni _ abbiamo garanzie di affidabilità e prestazioni ottimizzate. Clonare il prototipo per avviare sul mercato non è un problema. Stiamo soltanto valutando la strada da intraprendere. Però, intanto, pensiamo al passo successivo, che sarà progettare un modello tutto nostro, con un nostro telaio in tralicci d’acciaio». Innovazione e tradizione, così, andrebbero a braccetto.