Home Scenari Siamo a 26.024 punti di ricarica. Ma va bene così?

Siamo a 26.024 punti di ricarica. Ma va bene così?

35
CONDIVIDI

Solo l’Olanda, nell’Unione europea, ha più punti di ricarica dell’Italia se rapportati alle auto elettriche circolanti. Mettendola così, sembrerebbe di vivere nel paradiso dell’Ev. Chi l’auto elettrica effettivamente la usa, però, sa che la realtà è ben diversa. Si può essere soddisfatti? Il servizio è quello che gli utenti si aspettano? Cosa dovrebbe cambiare?

Una ricarica ogni 10 EV, secondi in Europa

Mancano le infrastrutture in autostrada, la gran parte delle colonnine sono concentrate al Nord, la stragrande maggioranza è a bassa potenza, molto spesso l’impianto è disattivato o guasto. Senza contare la piaga dell’occupazione abusiva degli stalli riservati alla ricarica.

 

 

Crescono più le auto elettriche delle colonnine

E infatti se rapportiamo le colonnine alla superficie o al numero di abitanti, precipitiamo agli ultimi posti della gradiatoria. Inoltre, anche in un anno positivo per lo sviluppo della rete di ricarica pubblica _ sono state installate nel 2021 6.700 nuove connessioni con un aumento del 35% _ il tasso di crescita è stato inferiore a quello delle immatricolazioni, raddoppiate a oltre 100 mila unità.

 

I dati sono statoi diffusi da MOTUS-E nel Report periodico sulle ricariche. Oggi la rete ha raggiunto una consistenza di 26.024 punti di ricarica, in 13.233 stazioni collocate in 10.503 siti accessibili al pubblico.

Lente, accelerate, veloci e utraveloci, mix da rivedere

In particolare, i punti di ricarica standard, di tipo lenta da 3-7 kW (o “slow”) e di tipo rapida da 11-22 kW (o “quick”), rappresentano il 73,6% del totale, mentre i punti di ricarica veloci o ultraveloci (con potenza superiore ai 50 kW), costituiscono il 6,1% del totale, sempre al 31 dicembre 2021.

Resta il “buco” della rete autostradale

E «per quanto riguarda le infrastrutture di ricarica su rete autostradale, l’Italia è fortemente in ritardo», ammette anche MUTUS-E che associa tutti gli attori della mobilità elettrica in Italia. «Oggi si contano soltanto 1,2 punti di ricarica veloce o ultraveloce ogni 100 km di rete autostradale _ aggiunge l’associazione _. Nonostante le misure vagliate a livello nazionale per l’infrastrutturazione autostradale, ad oggi non ci risulta nessun bando pubblicato da parte dei concessionari autostradali per la realizzazione e gestione di una rete di ricarica per veicoli elettrici».

 

Anche in ambito urbano «è doveroso fare meglio» scrive MOTUS-E. Perciò «nel 2022 sarà fondamentale adottare un approccio unificato tra i vari Comuni» che velocizzi le pratiche burocratiche per le autorizzazioni all’installazione. MOTU-E ha predisposto al riguardo una bozza di regolamento «semplice, efficace e veloce» che possa aiutare i comuni nella stesura dei propri regolamenti «oltre ad una applicazione della normativa esistente».

Il divario fra Nord  e Sud, fra grandi e piccole città

A livello geografico, il 57% circa delle infrastrutture è distribuito nel Nord Italia, il 23% circa nel Centro, mentre solo il 20% nel Sud e nelle Isole. Il 34% è situato nei capoluoghi di provincia e il restante negli altri comuni. La Lombardia, con 4.542 punti, rimane la regione più virtuosa e da sola possiede il 17% di tutti i punti di ricarica nazionale. Tuttavia il censimento di MOTUS-E non può essere accurato e completo poichè non è ancora stato istituito lo strumento di registrazione promesso.

Si tratta di una Piattaforma Unica Nazionale (PUN) che convoglia, all’interno di un unico database ufficiale e consultabile, tutte le informazioni relative alle infrastrutture pubbliche presenti a livello nazionale.ù

A NOSTRO PAREREI numeri da soli non bastano a capire se il servizio di ricarica pubblica per le auto elettriche risponda alle esigenze degli utenti. Secondo noi no.

Intendiamoci: non siamo al medioevo. Solo chi non guida l’auto elettrica è ancora attanagliato dall’ansia di ricarica e immagina un viaggio fuori porta come un’Odissea forse senza ritorno. O solo chi “ci marcia” sostiene che da Roma a Reggio Calabria ci vogliano 52 ore. E’ vero però che con una rete appena appena  più efficiente, meglio distribuita, più attentamente presidiata contro i guasti e l’imbecillità di troppi “furbi”, l’esperienza di guida di una BEV potrebbe essere di gran lunga migliore. E alla portata veramente di tutti. Voi cosa ne pensate? 

 — Vuoi far parte della nostra community e restare sempre informato? Iscriviti alla Newsletter e al canale YouTube di Vaielettrico.it—

Apri commenti

35 COMMENTI

  1. Il dato riportato sull’Italia è certamente positivo ed incoraggiante; tuttavia, quantità non è sinonimo di qualità e sono state ben evidenziate tutte le mancanze e criticità delle infrastrutture di ricarica pubbliche del nostro stato. Una distribuzione più capillare delle colonnine, tra Nord e Sud del paese e in tutto il tratto autostradale, sarà una forte rassicurazione per i futuri acquirenti di veicoli elettrici: essere in grado di ricaricare la propria auto ovunque in Italia, su qualsiasi tipo di strada e in breve tempo, è l’obiettivo che ci dobbiamo prefiggere nell’immediato futuro.

  2. Ma che maniera è di presentare i numeri? Con i numeri si può far passare qualunque informazione. E lo dico a ragion veduta visto il lavoro che faccio. È una completa stupidaggine cercare di fare passare la notizia che siamo messi bene e solo dietro all’olanda per il fatto che abbiamo uno dei più alti rapporti di numero di punti di ricarica rispetto al parco macchine elettrico esistente. Questo rapporto dipende sia dal numeratore che dal denominatore e per tale tale rapporto è apparentemente favorevole semplicemente perche il denominatore (ossia il numero di BEV) È basso!!! È ovvio e solare che se invece avessimo un numero di BEV al pari di francia germania Inghilterra etc. Avremmo chiaro il ridicolo numero di colonnine che abbiamo. Il giorno che in seguito ad una politica schizofrenica del nostro governo, la gente dovesse passare in massa alle BEV…saranno dolori per tutti. Anche perché si farà molto prima a fare grandi numeri di auto vendute rispetto ai numeri di colonnine che in questo ridicolo paese saranno in grado di installare. E non spendo altre parole riguardo appunto al fatto che le poche che sono installate non sono del tipo che dovrebbero essere (ossia non è realizzata una capillare copertura di ultea fast in autostrada…che invece si contano sulle dita di 2 mani) ed in più la gran parte delle slow o quick che sono installate sono spesso fuori uso ed altrettanto spesso sono occupate da arroganti ed irrispettosi utilizzatori di auto termiche che le forze dell’ordine non provvedono ad EDUCARE adeguatamente a suon di contravvenzioni.

    • Credo che nessuno come noi dia voce alle continue proteste degli utenti che trovano le colonnine malfunzionanti o vandalizzate. Abbiamo anche iniziato una serie per radiografare la situazione città per città, iniziando dalla via Emilia (Reggio e Piacenza), elencando anche lì le troppe ricariche inservibili. E rinnoviamo l’appello ai lettori a descrivere quel che accade nelle loro città, scrivendo a info@Vaielettrico.it. Ciò detto, noi abbiamo riportato il Motus-e per la fotografia che questo ha scattato del numero complessivo di colonnine, secondo un’elementare norma giornalistica, aprendo poi lo spazio per i commenti. Anche a lezioncine di giornalismo come questa…

    • Lei sarà un ottimo statistico ma
      a) forse ha letto solo le prime righe del nostro articolo, che afferma esattamente quel che dice lei. Il rapporto colonnine/bev non vuol dire che la rete è sufficiente: è vero il contario
      b) la rete italiana non è efficiente, ma per motivi ben diversi: è mal distribuite, è insufficiente rispetto alla superficie, è carente quanto a mix lente-fast, è quasi assente nelle aree di servizio autostradali.
      c) Non è vero che “si farà prima a fare grandi numeri di auto…”. La sostituzione del parco auto è giocoforza molto lenta e molto più onerosa in termini di costi e investimenti. Installare colonnine è operazione economicamente e industrialmente molto più semplice. Gli ostacoli cono burocratici e potrebbero essere rimossi in un mese, modificando le normative.

  3. 1 mettere per legge la possibilità di ricaricare in qualsiasi colonnina ad un prezzo che sia la media di ciò che offre il mercato con una semplice carta di credito.
    2 dare la possibilità a chiunque di installare ad un prezzo fisso (4000€) una colonnina di ricarica AC a qualsiasi lampione garantendogli il posto dalle 20.00 alle 8.00 ovvero di ricaricare di notte al prezzo della corrente domestica.
    3 fare una legge che mi consenta di mettere una wallbox con la corrente al prezzo del contatore di casa nei box di pertinenza della prima casa, e di poter mettere delle Wall box con accesso ai soli ev nei parcheggi condominiali senza morire di burocrazia e permessi

  4. Completamente d’accordo con Guido B. Sarò banale, ma per un completo utilizzo dell’auto EV è necessario aumentare i punti di ricarica fast e ultrafast soprattutto in autostrada e strade a scorrimento veloce. Ancora oggi poi, in alcune città come Matera, sono assurdamente insufficienti anche i punti di ricarica slow.

  5. Ma non è uscita qui la notizia che Free to X del gruppo Autostrade installerà 50 punti Fast quest’anno e altri 50 l’anno prossimo sulla sua rete? Me lo hanno confermato via mail, “salvo problemi col distributore locale”.

  6. Insisto, nella speranza che altri commentatori si rendano conto della grandissima utilità delle tettoie, oltre per ripararsi da pioggia e caluria, per dare visibilità alle stazioni di ricarica e farle uscire dall’anonimato e dall’invisibilità.

    Non facciamoci scudo dietro “ma tanto ci sono le app”, alcune cose sono belle, comode e utili nella loro forma analogica, Cile guardando a vista senza il bisogno di una dannata “app” (e lo dico da super patito di tecnologia).

    E poi ci sono gli anziani che non sanno usare bene le app.

    Quando parlo di Fastned forse non tutti la conoscono, ecco di cosa parlo :

    https://www.google.com/search?q=fastned&client=ms-android-xiaomi-rvo3&prmd=mnixv&sxsrf=AOaemvKK7qZCiZrA0YJcUkSN3rKYmL8O5Q:1643235400752&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwjd6d_yuND1AhWQzKQKHTdiBDcQ_AUoA3oECAIQAw&biw=393&bih=732&dpr=2.75#imgrc=1_yYm9UVBT2eTM&imgdii=PWtGFt_pU2v2_M

    Qui una mappe della loro diffusione in Europa, in Olanda, Belgio, Germania, Francia e Regno Unito :

    https://fastnedcharging.com/en/locations

    Qui un video (in inglese) :

    https://youtu.be/n-7iu6ZeGuE

    E in Italia si continua imperterriti con anonimi e minuscoli totem messi in luoghi poco visibili o peggio, nascosti in qualche parcheggio sotterraneo.

    Si naviga a vista, ma quelli che vorrebbero “navigare a vista” per trovare una stazione di ricarica sono gli utenti, senza usare dannatissime apps.

    È la mia battaglia, solo stazioni con tettoia, visibili da lontano, sulle arterie stradali principali, come la stazioni di benzina.

    Se riesco anche solo a convincere 1 commentatore gli chiedo di farsi promotore come me di questo tam tam sulle colonnine con tettoia ben visibili a vista.

    L’unione fa la forza, basta crederci.

    Dobbiamo dire mai più colonnine messe a casaccio e in luoghi nascosti.

  7. Per me se le colonnine devono permettere la ricarica in modalità lenta vanno messe nei parcheggi e nelle piazzole di sosta e senza limiti di tempo.
    Chi al lavoro, al ristorante, alla partita, a fare la spesa, a messa… si attacca l’auto e si ricarica. Naturalmente a pagamento ma non molto di più che a casa.
    Autostrade, tangenziali, superstrade colonnine fast.

    • Sono perfettamente d’accordo.
      Purtroppo la burocrazia italiana è quella che è. Tra richieste di concessione, attese burocratiche varie e quant’altro, ce ne vuole di tempo.
      Io, x esempio, pagando il fotovoltaico a casa mia, di tasca mia, lo hanno montato in 3 giorni, ma ci vogliono almeno 3 mesi per le scartoffie. Questa è l’Italia! Nel frattempo i pannelli sono sul tetto e non possono essere attivati, perché in attesa che una carta va da una scrivania all’altra.

  8. Se solo i comuni (o chi dispone di parcheggi ad accesso pubblico) ci avessero autorizzato tutto quello che abbiamo proposto e avremmo voluto installare, probabilmente l’Italia sarebbe al primo posto in Europa sia in termini di quantità, qualità del servizio (che può sempre migliorare) che di potenza installata. Purtroppo una parte dell infrastruttura italiana è stata installata oltre 5 anni fa con la tecnologia esistente o maggiormente diffusa al momento e questo limita lo spazio disponibile per le tecnologie attuali.
    Per quanto riguarda gli abusivi nei posti riservati alla ricarica, c’è bisogno di uno scatto di coscienza di chi controlla il territorio perché la situazione è semplicemente inaccettabile e i danneggiati non sono solo i guidatori elettrici e chi fa investimenti ma tutta la popolazione (anche paradossalmente chi avversa l’auto elettrica). Troppo lungo sarebbe spiegare il perché ma credo si possa intuire.

    • Ciao Roberto. Per chi non ti conosce dirò che sei Head of Business Development di Be Charge. Capisco che voi CPO avreste voluto e potuto fare il doppio o il triplo. Ma ti chiedo: è proprio impossibile trovare soluzioni tecnologiche contro gli abusivi? Che so, sensori, telecamere, blocchi mobili, allarmi acustici o luminosi ecc.? Secondo: perchè non adottate una segnaletica verticale che ci permetta di individuare le colonnine a dispanza (e al buio)?. Anche la percezione di quel che c’è già aiuterebbe molti automobilisti a compiere il gran passo. La vigilanza deve essere anche vostra. Ultimamente ho caricato due volte nelle vostre colonnine. A Pescul in Val Fiorentina entrambe le postazioni erano occupate da due auto termiche degli ospiti dell’albergo Lorenzetti. Il gestore si era disinteressato della cosa, e quando gli ho chiesto aiuto ha fatto spallucce (ho ricaricato piazzando l’auto in uno stallo laterale, e grazie al cielo che il cavo della Volkwagen è lungo 6 metri…).In Viale Monza 162 a Milano sono passato tre volte davanti alla vostra Fast del distributore Agip senza riuscire a vederla. Sarò suonato io, ma non è che nel traffico di Milano puoi guidare guardando il marciapiede anzichè la strada…

      • Ciao Massimo, rispondo un po’ fuori ed un pò dentro al mestiere. Segnalazioni verticali e cartellonistica credo debba essere disposta dal comune, così come eventuali dissuasori mobili devono essere monetizzati in fase di preventivo. Gli installatori si affidano a preventivo rispetto alla gara di riferimento che comprende solo ed esclusivamente quanto da valutare. Tutto ciò di cui si lamenta l’assenza è solo perché non presente in fase di offerta

    • Concordo con quanto scritto da Degli Esposti sulla visibilità delle colonnine.

      Ho scaricato un app e ho scoperto di colonnine nella mia città di cui non ero assolutamente a conoscenza, perché in luoghi nascosti.

      Dovete fare come Fastned, fare vere stazioni di rifornimento elettrico, con tanto di tettoia visibile da lontano, come per le stazioni di carburante.

      Non è necessario avere delle tettoie fotovoltaiche come Fastned, ma averle.

      Perché vi ostinate a installare colonnine in modo così anonimo ????

      Perché non umulare dalle stazioni di servizio tradizionali quello che di buono (poco) c’è?

      Tettoia, per scorgere la stazione di ricarica da lontano, questa è la cosa più importante in assoluto.

      Ma volendo si potrebbe emulare pure :
      servizio per gonfiare pneumatici, autolavaggio, caffetteria come nelle Eni station, ricambi, profumi per auto, tergicristallo, liquido lavavetri, ecc.

      Io prego veramente che l’olandese e famosa Fastned sbarchi pure in Italia e straccia tutti i concorrenti, perché loro hanno capito e le tettoie la fanno, sistematicamente.

      Fate per risparmiare? Eppure Fastned le mette e pure fotovoltaiche.

      Non si chiede tanto, ma delle tettoie semplici non manderanno in rovina nessuno.

      Se Fastned arriva in Italia, avendo un auto elettrica mi rifornirsi solo da loro perché chi implementa cose utili e indispensabili va premiato.

      Chi non lo fa va punito (nel senso di non servirsene).

      In Olanda sono forse più furbi?

      O forse che in Italia chi investe è semplicemente più taccagno?

      A pensar male si fa peccato ma…

  9. Io ho provato tutte le colonnine della zona, basso varesotto, diciamo che su 15 una non esiste, una non va, le altre funzionano. Non tutti i comuni sono uguali, sul lago Maggiore ad Arona ci sono 4 colonnine con 8 posti per la carica, una è stata cambiata di recente. A Stresa invece una sola che di solito non va, la seconda anche DC ci sarebbe ma si trova troppo lontana dal lago.

  10. Capisco il commento “non siamo al medioevo” ma non riesco a vedere il bicchiere mezzo pieno (sono un ambientalista che ancora non ha potuto comprare l’auto elettrica). D’accordo che alla situazione attuale – con mercato basato principalmente su ricariche casalinghe e aziendali, con vendite di auto costose – la situazione sembra quasi in equilibrio (a parte la vergognosa mancanza dei punti di ricarica in autostrada) ma …
    Oggi sono state immatricolate 180 ev, quando nei giorni finali del mese le immatricolazioni corrono a migliaia. Ricordo quella infelice battuta di un responsabile ( mia memoria corta) del tipo … le colonnine sono sufficienti per le auto ev circolanti. Mancanza di incentivi, lentezza dal lato infrastruttura e una generale mancanza di visione stanno facendo un gioco di squadra che sta dando buoni risultati (solo 180 ev immatricolate oggi su un totale di 5800 veicoli immatricolati). Per fortuna c’è chi si distingue. L’accordo di enel con federconsumatori va controcorrente, cioè nella direzione giusta. Oggi, un articolo di Repubblica (che non mostra di condividere certe trasformazioni) sottolinea che Firenze ha ridotto l’inquinamento del 40% dal … grazie a mobilità in elettrico. Non viene sottolineato abbastanza. La pianura padana è tra le aree estese più inquinate del mondo. Occorrono visione e incentivi per molti buoni motivi

  11. Ho dipeso per 4 mesi dalle colonnine Enel X installate fortunatamente proprio di fronte alla piscina in cui lavora mia moglie, quindi situazione favorevole. Il problema principale non era la velocità di ricarica dal momento che il tempo di sosta per i lavoratori è molto lungo ma è stato il malfunzionamento. Troppe volte non ne voleva sapere di partire. Siamo arrivati al punto che appena la batteria scendeva sotto il 50% per sicurezza faceva il pieno perché c’era sempre l’incognita colonnina guasta o impossibile da attivare. Quando mi hanno installato la wallbox ho festeggiato stappando una bottiglia.

  12. Mi pare un problema sopravvalutato: io leggo questo sito tutti i giorni e c’è sempre qualcuno che mi spiega che la media di km giornalieri percorsi dagli italiani in auto è circa 30, quindi le colonnine che già abbiamo sono più che sufficienti, no?

    • Che deduzione incredibile! Ma sai che forse hai centrato il problema? Forse però ti è sfuggito che i km giornalieri sono diventati 60 a causa di quelli che bisogna fare in più per trovare un punto di ricarica che non sia occupato impropriamente da qualche imbecille con una termica. Quindi?

        • Ma tu saresti contento di fare 30 km tutte le volte che devi caricare? O forse meglio avere 2 o 3 colonnine a 100 metri da casa? Più ce n’è meglio è….

          • SPiego il senso del mio intervento. Facevo riferimento al fatto che su questo sito, praticamente ogni volta che si fa riferimento al fatto che è penalizzante usare una vettura elettrica sulle lunghe tratte qualcuno se ne esce dicendo che tanto la realtà è che normalmente gli italiani percorrono 30 km al giorno e che quindi quello è un problema remoto. Tutto qua.

          • Commento tanto demenziale quanto inutile.
            Ovviamente hai un sacco di tempo da perdere in demenziali commenti, visto che ne hai fatti 2 identici.

  13. Dopo la corretta fotografia dell’attuale situazione “logistica ” delle BEV da voi esposta, quelli che non guidano l’auto elettrica rimarranno ancora di più attanagliati dall’ansia di ricarica e non faranno il passo successivo, cioe l’acquisto. Altro che una rete “appena appena più efficiente” e meglio distribuita! La rete, così come è progettata e sviluppata (le installazioni delle colonnine sembrano assolutamente casuali, a volte così ben nascoste forse volutamente), non potrà soddisfare le esigenze del continuo aumento delle quote di vendita delle BEV. Servono molte riflessioni sia da parte dei costruttori di auto che delle autorità statali competenti.

      • Ma non messe a “pioggia”, come avviene oggi, ma con aree di sosta tipo quelle per le “bikemi” a Milano o alcune di Tesla. E poi, a prezzi calmierati, a prescindere che siano fast o meno, come avviene per la “benzina”. Non mi sembra poco. C’è proprio da riflettere altrimenti le EV rimangono oggetti per pochi.

  14. È quello che sto dicendo (anche qui su vaielettrico) da secoli, sentendomi rispondere da taluni di cui non farò il nome che le colonnine bastano e che si deve ricaricare a casa.

    Evidentemente vivono al nord e hanno dove ricaricare.

    Io sto al centro e sto in appartamento. Come tanti.

    Fa piacere notare finalmente un post che chiede “più colonnine”.

    Anche perché altrimenti le auto elettriche le compreranno solo chi ha dove ricaricarle a casa.

    E gli altri giocoforza attendisti.

    Quindi il collo di bottiglia per più immatricolazioni sono le insufficienti colonnine.

    Lo dico da secoli. Inascoltato e sbeffeggiato da saccenti facoltosi propietari di villette indipendenti che la questione delle colonnine non la comprendono perché non li riguarda.

    Non ce l’ho coi ricchi intendiamoci, ce l’ho coi benestanti, ma solo quelli poco avveduti e non sufficientemente intelligenti da capire problematiche estranee. Una volta si sarebbe detto ottusi.

    Eppure so che che di gente illuminata fra loro ce n’è. Ne ho la prova anche qui, regolarmente, da alcuni commentatori saggi e ragionevoli che sanno immedesimarsi negli altrui problemi.

    Bene, adesso che il problema è stato riconosciuto onde evitare il collo di bottiglia delle immatricolazioni si deve premere perché si acceleri con le colonnine, funzionanti, fast e senza tutta la pesante burocrazia delle amministrazioni locali.

    • Concordo in toto. Aggiungo che le ricariche costino il giusto. Altrimenti se x una ricarica pubblica fast devo spendere un’esagerazione, le EV le venderanno solo ai felici possessori di villette…ma in Italia ci sono anche i condomini senza box!

    • Oddio che sia al nord c’entra poco, si è vero ci sono più colonnine, ma c’è anche molta più gente! La Lombardia da sola fa più di 10 milioni di abitanti che sono il 15/16% della popolazione italiana, quella che mi ha stupito nella mappa è il Lazio che cmq per abitanti, al sud è la regione più popolosa.
      Considera anche che l’esempio su Milano, è la città col costo della vita più alto d’Italia, pure la benzina in città costa molto spesso più che fuori, mi sembra normale che ci sia una % di diffusione di elettriche maggiore soprattutto dati gli incentivi bomba della regione Lombardia che han sicuramente spostato di molto la concentrazione di full elettriche, in una città dove l’area C ti costa sei reni al mese a molti fa moooolto comodo (non che altrove non si paghi ma chi ha girato del tempo a Milano sa quanto siano facili multe per la qualunque).
      Al sud c’è sicuramente un problema non lo nego, ma guardato anche dal punto di vista del rapporto con la popolazione residente è meno tragicomico di come sembra a prima vista… Chiaro che a prescindere essendo poche è un problema a prescindere dal numero delle elettriche in giro, anche fosse solo una in tutta la regione non potrebbe muoversi più del raggio della metà della sua autonomia da casa, dopo la spinta stile calcio rotante che han dato alle vendite quantomeno devono mettersi d’impegno per garantire che chi gli ha “creduto” e lo voterà alle prossime elezioni.. Possa andare in giro con la sua auto dal costo abnorme avuta a un prezzo quasi decente

  15. Penso che la media di Trilussa non vada bene…
    Soprattutto in ambito FAST in DC (>=150 kW) dove credo che la percentuale sia sostanzialmente determinata da Tesla con la maggioranza delle colonnine (e quindi al momento proprietaria), una minima percentuale di Ionity e poi la rete di Porsche, sempre proprietaria.
    E quasi niente nell’unico posto in cui servirebbero: in autostrada.
    Inoltre le postazioni di ricarica che non sono gestite ad isole (tipo Teslacharger) dove ho da 6 a 30 stalli ma ne hanno solo 2 si saturano subito e il fantasma del ferragosto dove aspetti 1 ora per ricaricare diventa realtà (gli utenti Tesla si lamentano se una volta all’anno gli capita di dovere aspettare più di 10 minuti che si liberi uno stallo, figuratevi come potrebbe essere la situazione per le altre colonnine, più lente, frequentate da macchine che si caricano più lentamente, con molti meno stalli e in balia di un App)

    Quindi, no, non ci siamo ancora, sia per distribuzione che per tipologia e per impossibilità di fruizione per guasti, inciviltà, disservizi vari: va cambiato prima di tutto la mentalità delle persone, a partire da chi vandalizza/occupa e a finire in quella dei sindaci.

    • se aspettiamo che cambi la mentalità delle persone, campa cavallo. la mentalità degli italiani la conosciamo da secoli ed è sempre la stessa

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome