Esauriti i fondi del Pnrr – che hanno permesso di finanziare 3.800 e‑bus – cresce la preoccupazione per la continuità del sostegno alla transizione energetica del trasporto pubblico locale. Le Regioni, tuttavia, possono contare su una dotazione di 750 milioni, destinati esclusivamente all’acquisto di autobus elettrici, a metano o a idrogeno. Il finanziamento copre anche le infrastrutture di ricarica, un elemento cruciale per la diffusione dei mezzi a zero emissioni. Per il settore elettrico spicca un dato rilevante: dal 2024 è possibile ottenere contributi anche per l’acquisto di autobus a batteria destinati ai servizi extraurbani, un segmento finora rimasto ai margini della transizione.
Gli obiettivi del Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile
Il documento pubblicato in questi giorni sul sito del Ministero dei Trasporti descrive il Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile, dedicato all’ammodernamento del trasporto pubblico locale attraverso l’acquisto di mezzi a basso impatto ambientale. La novità riguarda la pubblicazione delle linee guida che regolano lo stanziamento di fondi pluriennali per l’acquisizione di autobus elettrici, a metano o a idrogeno. Sono comprese anche le spese per le infrastrutture di ricarica. Il testo stabilisce i criteri per l’erogazione delle risorse e specifica i requisiti tecnologici minimi.

Gli obiettivi? Il rinnovo del parco autobus tramite la sostituzione dei vecchi mezzi inquinanti e obsoleti, il miglioramento della qualità dell’aria e lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica.
Tonfo dell’idrogeno, ma è crisi anche per il metano
I dati Anfia sulle vendite 2025 offrono indicazioni importanti sull’evoluzione del mercato degli autobus. Emerge il gran tonfo dell’idrogeno: i numeri registrano una marcata riduzione, con il passaggio da 23 a 7 unità (-69,6%) vendute nei primi undici mesi dell’anno scorso.
Le altre alimentazioni alternative non se la passano meglio. Se il diesel “tiene” con un calo limitato al 10%, crollano invece il GNL, che arretra del 34,1% (29 contro 44), e il metano, che perde il 31,7% (889 contro 1.302). In totale, sono oltre 400 autobus non venduti rispetto al 2024. Ancora più pesante il calo degli ibridi: il gasolio/elettrico segna una flessione del 60,8% (288 contro 735), mentre il metano/elettrico scende del 47,8% (12 contro 23).

Lo Stato continua a finanziare l’idrogeno, ma il mercato sembra disinteressato e non convinto; diverso il quadro per il metano, ma anche qui il rallentamento è evidente, così come per gli ibridi. Queste tendenze lasciano ipotizzare un probabile successo dell’alimentazione elettrica. Le aziende possono scegliere anche di investire sui filobus.
Per le colonnine, dal 2019 al 2033 risorse per 3,7 miliardi
Sono finanziati i mezzi e tutte le opere necessarie a realizzare le infrastrutture utili alla gestione degli autobus. Rientrano quindi tra le spese ammissibili gli allacciamenti alla rete di alimentazione, la realizzazione dei punti di ricarica con i relativi impianti, i siti e i dispositivi di stoccaggio, oltre agli eventuali lavori di adeguamento dei depositi, limitatamente a ciò che è indispensabile per garantire l’alimentazione dei mezzi.

Interessanti anche le disposizioni non legate all’alimentazione, ma comunque connesse al sistema elettrico. Gli autobus destinati al servizio extraurbano di media e lunga percorrenza, con linee pari o superiori ai 100 km, devono essere dotati di prese USB per ciascun posto a sedere. Inoltre, sono finanziabili le strutture portabiciclette o «quanto altro sia necessario a garantire la piena integrazione sulla filiera della mobilità», un campo vasto che comprende, per esempio, telecamere intelligenti, sensori anticollisione e sistemi di assistenza alla guida (ADAS).
Il bus elettrico ugandese di Kiira Motors completa con successo il tour in Africa
I 750 milioni non esauriscono le risorse: l’investimento complessivo del Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile è molto più ampio. Si tratta di 3,7 miliardi destinati agli interventi per il periodo 2019–2033, con particolare attenzione alle Regioni, alle Città metropolitane, ai Comuni superiori ai 100.000 abitanti e ai Comuni ad alto inquinamento da NO₂ e PM₁₀.
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