Il diavolo si nasconde nei dettagli, quindi per capire davvero l’efficacia del decreto da 500 milioni dedicato alla mobilità sostenibile bisognerà attendere la pubblicazione completa del provvedimento. Annunciato con un comunicato stampa ma non ancora messo a disposizione, ne abbiamo chiesto copia all’ufficio stampa del ministero dell’Ambiente. Dalla prima lettura emerge che i fondi saranno destinati al rafforzamento di azioni anche di regolamentazione del traffico. E gli incentivi alla mobilità elettrica? Da verificare quando il testo sarà disponibile.
Una costante: beneficiari sempre i cittadini delle metropoli
Ha creato molto rumore la decisione di destinare gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche ai residenti dei grandi centri urbani. E anche con questo nuovo decreto, «firmato dal Mase e da tutti i ministri concertanti», il copione si ripete. I beneficiari sono infatti i residenti delle «grandi aree urbane, dei Comuni capoluogo di provincia con popolazione superiore a 50 mila abitanti e delle Città metropolitane situate nelle aree interessate dal contenzioso europeo sulla qualità dell’aria». L’attenzione è dedicata ai territori a maggiore densità abitativa e con i livelli più elevati di traffico.

«L’obiettivo è concentrare le risorse nei territori a maggiore densità di traffico e con una più elevata domanda di mobilità, così da accelerare il risanamento della qualità dell’aria e ridurre l’impatto ambientale del settore dei trasporti». È questo l’approccio del decreto, che si trova ora «nella fase finale di adozione».
L’elenco dei macro interventi, mancano i dettagli
Il provvedimento prevede uno stanziamento complessivo di 500 milioni da parte del Ministero dell’Ambiente. Il traguardo dichiarato è la «riduzione delle emissioni e il miglioramento della qualità della vita urbana». Come? Attraverso «il rafforzamento del mobility management, il potenziamento del trasporto pubblico locale e della mobilità collettiva, condivisa e a chiamata, il sostegno alla logistica urbana sostenibile, incentivi e azioni a supporto della domanda di mobilità sostenibile, nonché interventi per la regolamentazione e la gestione della mobilità urbana». Una lista ampia, che però lascia ancora aperta la questione cruciale: quale spazio verrà riservato alla mobilità elettrica.

«Con questo decreto mettiamo a disposizione risorse significative per aiutare le città più esposte all’inquinamento atmosferico a cambiare passo», dichiara il ministro Gilberto Pichetto. «Investire sulla mobilità sostenibile significa migliorare la qualità dell’aria, tutelare la salute dei cittadini e rendere i centri urbani più vivibili e moderni. È una misura concreta che coniuga ambiente, sviluppo e qualità della vita». Belle parole che ora dovranno essere misurate alla prova dei progetti reali.
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Chiedendo a Google mi viene spiegato che: “A differenza dei vecchi “bonus mobilità” (es. 2021 per monopattini/e-bike), questi fondi sono destinati alle amministrazioni comunali per progetti strutturali, non a singoli cittadini per l’acquisto diretto di mezzi.”
Mi pare che l’articolo faccia invece pensare anche ad interventi per l’acquisto di veicoli non inquinanti per i cittadini…
Non è riferito agli incentivi per i cittadini, ma per esempio, le informazioni del Ministero non sono complete, agli investimenti dei Comuni. Si vogliono finanziare flotte pubbliche elettriche? oppure si vuole, con co-finanziamento ministeriale – continuare a finanziare le “auto green”? In tal caso i soldi per la qualità dell’aria vanno anche ai motori termici. Questo uno dei dei punti non chiari.
Il primo provvedimento da adottare per incentivare la mobilità sostenibile è ridurrei i prezzi dell’energia, renderebbe più allettante cambiare il mezzo di trasporto individuale e farebbe risparmiare le amministrazioni che usano per il trasporto pubblico i mezzi elettrici permettendo loro di acquistarne di più, di fare più corse, di ridurre l’inquinamento nelle città e alla lunga d’incentivarne l’uso.
Ci sta, anche se sui mezzi pubblici – gli autobus – siamo messi bene. Ci sono città con il 60/70 % di bus elettrici
..anche triplicare i conducenti NCC ( ora 127.000 ) e Taxi ( ora 28.000) non sarebbe male, ora sono pochi e cari soprattutto i Taxi, tra costo e attese passa la voglia di usarli se non costretti
avendoli solo su vetture elettriche si toglierebbero dalle strade delle grandi città un bel po’ di auto e di tipo termico
primo passo: rottamare salvino e gli altri politici che ci sabotano come paese
Indubbiamente taxi elettrici più auto degli enti locali e dei ministeri, ma anche delle forze armate darebbero un bel contributo alla qualità dell’aria
E’ sicuramente un approccio “di parte” ma purtroppo le grandi malate di mobilità in Italia sono proprio le grandi città.
Per me la mobilità elettrica è un problema di salute pubblica soprattutto, ed incentivarla aiuta a migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’inquinamento acustico lungo le arterie cittadine.
MA… C’è un grande MA. Nessuno si sta occupando di un altro aspetto primario nell’inquinamento delle città: i riscaldamenti. Non vedo nessuno che stia davvero approcciando questo aspetto, abbiamo ancora la possibilità di usare caldaie a gasolio e scommetto che la quasi totalità ha scarichi non a norma.
Concordo con lei Camillo in Italia si fanno sempre le cose a metà e male
Vero, infattj a Milano sono solo il 4% ma inquinano quasi come il resrante 96%, purtroppo ora la loro sostituzione non è certo incoraggiata dallo stato, le detrazioni (decennali) sj sono ridotte al 50% ma solo per pompe dj calore che sono più costose e a volte hanno problemi per la loro jnstallazione.
Insomma alla fine il problema è sempre legato alle disponibilità economiche dj chi dovrebbe cambiarle, …. e come dice il proverbio i matrimoni coi fichi seccj non sj fanno.
Ci sono 900 milioni del conto termico 3.0 destinati anche alle pompe di calore https://www.vaielettrico.it/zero-fondi-colonnine-ma-le-finanzia-il-conto-termico-3-0/
Vero ma questi 900 milioni non sono indirizzati unicamente alla sostituzione degli impianti dj riscaldamento domesticj, vanno a finaziare un mare magnum di interventi sia privati che pubblici delle più svariate speci, per cui la parte riguardante le pompe di calore sarà un di cui di tutto ciò e visti i numeri delle caldaie tradizionali direi che rischia di essere una goccia nel mare, col solito rischio che chi prima arriva meglio alloggia e i soldi fjniscano molto presto lasciando il tutto non molto diverso dall’attuale.