4 mila elettriche vendute in agosto, altro flop


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4 mila elettriche vendute in agosto, un altro flop: cessato l’effetto incentivi, il mercato non riparte e resta su quote marginali. Molto distanti dalle vendite registrate nei principali mercati europei.

4 mila elettriche vendute, quota solo al 6,4%

4 mila elettriche vendute

No bonus no party, verrebbe da dire. Senza aiutino statali le elettriche in Italia non si vendono, se non in percentuali modestissime. Siamo al 6,4% di quota, con 4.486 auto vendute. Molto più richieste le ibride plug-in (PHEV), che pure hanno prezzi allineati con le elettriche: qui la quota é del 12,0%, con 8.446 immatricolazioni, quasi il doppio. Un dato che continua a essere positivamente influenzato dalla spinta del noleggio a lungo termine, che nel mese rappresenta il 45% delle vendite totale immatricolazioni PHEV. Da inizio anno le vendite di elettriche salgono a quota 91.475, in netto progresso rispetto alle 54.061 dei primi 8 mesi del 2025. Ma siamo comunque lontanissimi dai numeri ben più positivi di Francia, Germania e Regno Unito.

4 mila elettriche vendute

Molto modesti anche i numeri di vendita dei 10 modelli elettrici più richiesti in agosto. Prima è la Dolphin Surf (foto in alto)  a quota 220, davanti alla rediviva Fiat 500e a 197. Seguono la BMW iX3 a 190 e la Leapmotor T03 a 187. La stessa Tesla, tra Model Y e Model 3, non va oltre le 265 auto vendute. Il dato delle elettriche è ancor più deludente se si considera che si inserisce in un mercato in crescita. Mercato in cui continuano a dominare le ibride, che nel totale dei primo 8 mesi dell’anno valgono per metà delle vendite (49,3% di quota, in agosto 46,9%). In calo invece le vendite di auto a benzina, al 20,1% in agosto. Il diesel è addirittura sceso al 5,8%, con numeri ormai marginali.

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Visualizza commenti (13)
  1. Fino a quando esisteranno incentivi “spot” (piccoli o grandi che siano) che durano pochi giorni, sarà sempre così.
    Chiunque abbia in mente l’acquisto di una BEV, è ovvio che stia in attesa fino alla prossima tornata di incentivi. Mi meraviglierei del contrario.
    Gli incentivi devono essere di importi “normali” (non 10.000€) e che possano essere continuativi nel tempo. Altrimenti meglio non averli.
    Mia umile opinione.

    1. Gli incentivi vanno erogati esclusivamente all’acquirente, presentando la fattura di acquisto (con gli sconti vendita già scalati, e bonifico, quindi visibile quanto effettivamente pagato.), in sostanzia dev’essere un rimborso analogo a quanto fatto con la prima versione del “bonus wallbox”; cosi si risparmiano fondi pubblici (contributi inferiori, ma più numerosi) , si avvantaggiano comunque gli acquirenti visto che possono beneficiare sia dello sconto sul listino che il bonus, meno lavoro per backoffice autosaloni (che possono gestire solo le pratiche di richiesta rimborso di coloro che non sono in grado di procedere da soli ), non si perdono mesi di IVA per crolli delle vendite sino al “clickday”.
      Fondamentale è quindi evitare gli annunci !! (pena sanzioni al ministro o politico ! ) perché anticipare questi provvedimenti blocca il mercato sino al momento del lancio effettivo… con gravissimi danni lungo tutta la filiera (e ripercussioni sull’occupazione ! ).

  2. Per me invece agosto è stato un mese stupendo.
    Finalmente riesco a prendere una tesla model 3 rwd e ho versato l’acconto.
    A novembre attendo la macchina 😀

  3. Con l’entrata nell’euro, gli Italiani videro dimezzare il potere d’acquisto , visto che di fatto, ciò che costava 1000 lire venne impunemente riprezzato ad 1 euro, con il tacito consenso delle Istituzioni. Con le auto, da alcuni anni, si assiste ad un raddoppio dei prezzi: se prima con 12 Mila euro si poteva prendere una citycar, oggi c’è ne vogliono 20 Mila, mentre per un’auto un po’ più grande i prezzi sono attorno ai 30 Mila euro, cosa destinata alle auto di lusso di dieci anni fa. Raddoppia prima i costi, raddoppiali ora. ma …. Gli stipendi sono fermi a venti anni fa. Quindi, di cosa ci stupiamo?

    1. contestualizziamo un pochino… a spanne…
      abbiamo avuto alcuni periodi (post COVID e dall’attacco all’Ucraina ) con elevata inflazione monetaria.. a “due cifre” come negli anni ’80… una volta che un bene aumenta del 10-12% poi quasi mai retrocede..è una sommatoria per diversi anni consecutivi…
      Aggiugiamo pure che i “beni” (automobili in particolare) non son mai gli stessi: le tecnologie e le prescrizioni antiinquinamento e di sicurezza continuano ad aggiungere tanti nuovi costosi dispositivi, facendo lievitare i prezzi — sig. @Graham avrà fatto caso che alcuni tipi di vetture e motori non vengono più prodotti, come le piccole seg. A/B Diesel… per impossibilità a mantenere margini con listini “accettabili” (come capita adesso con le piccole BEV in cui le dotazioni tecnologiche non son compatibili con prezzi bassi comparabili alle utilitarie ICE).
      Le recenti e perduranti strozzature nelle forniture di materie/componenti e soprattutto l’ultimi mesi di impennate dei costi energetici aggravano ed aggraveranno ulteriormente i costi da sopportare per le famiglie europee, italiane in particolare per la totalmente sbagliata politica energetica degli ultimi anni (con pervicacia prosegita nonostante tutti gli “avvertimenti” ed in totale ignoranza di quanto già avvenuto ad esempio nel 1973/74 e seguenti).

      Ci son però alcuni casi “positivi” perché a breve arriveranno sul mercato vetture nuove con costi proporzionalmente migliori alle versioni precedenti, e, causa anche spietata concorrenza tra marchi occidentali ed orientali, con listini “aggiustati” al ribasso (es. la nuova Renault Scenic BEV My27 che partirà con un prezzo -8000€ rispetto alla 1a generazione di solo pochi anni fa…) e confido che lo scontro feroce porterà sul fine trimestre a buoni propositi tra i vari punti vendita…. (un avvertimento agli automobilisti ancora a gasolio… correte a vedere se c’è qualcosa di adeguato tra nuovi modelli e buoni usati… perché tra pochi mesi si farà durissima…)

      1. Pierluigi Mariotti

        Salve Damiano, concordo in buona parte con lei quanto ha scritto ma non per quanto riguarda il suo avvertimento agli automobilisti a gasolio, nel mio piccolo buona parte dei miei conoscenti e clienti che hanno vetture diesel sarebbero intenzionati a cambiare ma oggi vendere o dare in permuta una vettura diesel non e’ piu’ semplice come prima a meno che non siano disposti a venderla ad un prezzo piu’ basso se non molto piu’ basso della valutazione teorica.
        La differenza per passare ad un’ altro tipo di alimentazione e’ considerevole e non tutti possono permetterselo e tengono cio’ che hanno cercando di risparmiare come meglio possono, andando a 110 invece di 130 in autostrada, usare il meno possibile l’ auto, adottare una guida piu’ accorta rispetto a prima.
        E’ chiaro che sono manovre di fortuna ma funzionano.
        Oggi l’ italiano con uno stipendio medio e’ nella situazione del ” vorrei ma non posso ” e da venditore di auto plurimarche in parte li comprendo.

        1. mi scuso @Pierluigi Mariotti ma ho visto la risposta solo oggi..
          comprendo bene le motivazioni addotte; io stesso ho scelto proprio nel 2022 di vendere subito la SUV gasolio perché in prospettiva vedevo già profilarsi problemi seri sui carburanti per l’invasione russa in Ucraina.. ed ho approfittato di un’ottima domanda di usato Diesel per avere un’ottima valutazione.. ma confidavo nell’italica attitudine a non considerare alcuni fattori penalizzanti, come le restrizioni alla circolazione – procrastinabili ma non all’infinito – e comunque un costo manutentivo già alto ma soggetto ad ulteriori aumenti – per inflazione, difficoltà approvvigionamento componenti / ricambi etc – che rendono la scelta di prendere (o continuare a tenere) un veicolo a gasolio un tantino penalizzante nel corso degli anni, a maggior ragione se poi si viaggia a garanzia scaduta (per l’aumento delle possibilità di guasti anche molto costosi, data la sofisticazione delle ultime motorizzazioni) per non parlare del crescente rischio di incappare in un rifornimento (totale o parziale) di gasolio “adulterato”, come in tanti anni ho sempre visto capitare quando le situazioni internazionali sono difficili e molti “si arrangiano”…

          Ai suoi clienti può sicuramente consigliare di liberarsi quanto prima della (vecchia) auto Diesel e passare ad un modello a benzina (non plugin o mild hybrid ! ); a coloro che percorrono lunghissime distanze (almeno 15/20000 km anno) può suggerire la conversione a GPL (quando non riesca a trovare una vettura già attrezzata, nativa o aftermarket) perché i costi di mantenimento non sono esagerati e ci son meno problematiche internazionali sul reperimento del gas sul mercato.
          Ovviamente le BEV usate son da suggerire a chi è nelle condizioni adeguate, con posto auto e possibilità di ricarica a tariffa domestica (o in azienda) e che hanno un adeguato profilo psicologico per affrontare un notevole cambiamento di caratteristiche e modalità di guida e gestione.

          Da venditore plurimarche , indipendente dalle case, può suggerire con tranquillità e coscienza quanto meglio può offrire ad ogni esigenza.. e sicuramente i clienti nel tempo le saranno grati.

          Un saluto e .. buon lavoro !

  4. Ma cosa si pretende con i costi delle ricariche che ci ritroviamo in Italia?
    Per non parlare dell’ignoranza che serpeggia parlando con la gente…
    🤷

  5. siamo alle solite; finiti gli incentivi nazionali (in realtà solo in Italia perchè altrove ci sono ed anche robusti), ed in attesa degli annunciati incentivi europei che dovrebbero concentrarsi sulle E-CAR (auto da max 4,20 metri destinate prevalentemente ad uso urbano), in pochissimi vanno ad acquistare nuovo un prodotto che ha una svalutazione così consistente (a torto o a ragione poco importa ai numeri) dell’usato, anche recente.

    1. Daniele Sacilotto

      Mah guarda io sono 3 mesi che tengo monitorato l’usato elettrico perché a dicembre mi scade il leasing della 500e e tutta questa svalutazione sinceramente non la trovo. Anzi rispetto a poche settimane fa gli annunci selezionati spariscono più in fretta.

  6. Scusate, ma di cosa ci si stupisce?
    Chi conosce il mercato dell’automotive in Italia negli ultimi 50 anni sa che finiti gli incentivi le vendite piangono.
    Quindi i dati sono quelli che ci aspettavamo.
    Un 6% di vendite di elettrico è in linea con il mercato italiano, per modificare quel 6% bisogna modificare i fattori che determinano la stagnazione del mercato.
    In questi 2 mesi sono cambiati i fattori di mercato? No, e allora perché si rimane delusi del 6%?
    Confrontare il mercato italiano con gli altri paesi europei significa confrontare mele con pere, la F1 con il MotoGP.
    Se a parità di prezzo il cliente sceglie un Phev anziché una citycar elettrica i motivi sono diversi e l’aspetto economico non è tra questi.
    Infine ci sono i dati del NLT che sporca tutte le analisi perché le motivazioni sono differenti, lo dico per esperienza diretta: i miei clienti mi dicono il canone mensile che vogliono e in base al loro Credit Score le società di noleggio ti danno alcuni modelli disponibili. Quindi il cliente che sceglie NLT nel 50% dei casi si disinteressa del modello, della motorizzazione e a volte anche della potenza.
    Per questo dico che i dati NLT sarebbero da scorporare, perché i criteri di scelta di una vettura NLT hanno poco in comune con i criteri di scelta di uno che acquista la vettura di proprietà.

  7. Assurdo. Non comprano le BEV perché hanno poca autonomia e poi comprano una plug in con pochissimi km in elettrico e si portano dietro kg di batteria inutile spendendo molta più benzina di una termica pura. Anche dal punto di vista della manutenzione, per paura del deperimento della batteria, prendono una batteria molto meno longeva di suo + costi delle termiche. Le plug in sono il peggio del termico con il peggio dell’elettrico.

    1. In realtà, da quanto senti dai miei colleghi, la rata di noleggio di un’auto elettrica è sistematicamente più alta di una ibrida equivalente, molto superiore ai vantaggi fiscali sul fringe benefit.
      Penso per la questione del valore residuo a termine noleggio (ancora molto basso), che le aziende di noleggio recuperano sulla rata.
      Quindi anche chi vuole prendere un’auto aziendale elettrica è fortemente disincentivato.
      È un sistema che non funziona.

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