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10 novità elettriche 2021: i prezzi calano, si fa sul serio

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L'anno prossimo arriva anche la ID.4, secondo modello della nuova gamma elettrica Volkswagen.

10 novità elettriche 2021: si fa sul serio, arriva un’ondata di modelli (equesta è solo una selezione). E i prezzi dovrebbero cominciare a scendere, finalmente…

Tutti gli esperti sono d’accordo nel ritenere il 2021 l’Anno Uno dell’elettrico. Perché finalmente la gamma di auto tra cui scegliere sarà vastissima. E finalmente inizierà una vera concorrenza tra i costruttori, con l’inizio di una discesa dei prezzi dovuta anche alle maggiori economie di scala. Per chi fra sé e sé sta pensando “quest’anno l’auto non la cambio con tutto quel che è successo, ma magari l’anno prossimo…“, ecco un antipasto di quel che arriva.

10 novità elettriche 2021/ La Dacia low cost

10 novità elettriche 2021A proposito di prezzi: la marca rumena del Gruppo Renault prepara la prima low-cost elettrica, fabbricata in Cina. Sarà una citycar a 5 posti, con linee da piccolo Suv. Ecco com’è stata presentata: “Leggera e compatta, la versione di serie di Dacia Spring, che sarà disponibile nel 2021, punta ad un’autonomia di circa 200 km (WLTP). Non sono stati diffusi dettagli tecnici, ma il range dichiarato di 200 km fa pensare a un pacco-batterie da 30-35 kWh. Non si parla nemmeno di prezzo, ma i media francesi ritengono che in coerenza con la tradizione low-cost di Dacia, il listino dovrebbe partire da una cifra ben al di sotto dei 20 mila euro. Scendendo ben al di sotto dei 15 mila con gli incentivi (qui altre info).

10 novità elettriche 2021: la Renault cala la Twingo Z.E.

Restiamo nella fascia più abbordabile del mercato e ancora nel Gruppo Renault. Il 2021 è l’anno della Twingo Z.E., versione elettrica della popolare citycar francese- Avrà un motore da 60 kW (82 cv), che eroga una coppia massima di 160 Nm. L’accelerazione è comunque divertente, dato che si passa da 0 a 50 km/h in soli 4 secondi. La velocità di punta arriva a 135 km/h, sufficiente per le (rare, si pensa) puntate in autostrada.

10 novità elettriche 2021Ma è chiaro che il dato che interessa più da vicino è quello dell’autonomia. La batteria da 22 kWh, agli ioni di litio, è sviluppata in partnership con LG Chem e assicura un’autonomia complessiva di 180 km, secondo lo standard WLTP. La Renault fa notare che con questo range viaggi in città per una settimana senza ricaricare (qui altre info).

10 novità elettriche 2021 / La el-Born, elettrica sportiva

Cominciamo a salire un po’ di prezzo. Il 2021 è l’anno della Seat el-Born, il modello che prende il nome da uno dei quartieri più iconici di Barcellona. L’auto è stata mostrata per la prima volta più di un anno fa. Allora il comunicato ufficiale parlava di un pacco-batterie “ad alta densità energetica” montato esattamente al centro, con 62 kWh di capacità. Con autonomia dichiarata fino a 420 km, secondo lo standard WLTP (circa 350 reali)”.

10 novità elettriche 2021Il rifornimento rapido avverrebbe in soli 47 minuti, grazie alla possibilità di sostenere ricariche fino a 100 kW di potenza. Quanto alle prestazioni, si parlava di un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 7,5 secondi, con un motore da 204 cavalli di potenza (150 kW). È evidente che la el-Born è un’auto dal piglio sportivo, in linea con la tradizione Seat, “progettata per la guida“. Le dimensioni sembrano quelle di una Golf, in linea con la VW ID.3. Ma è molto probabile che la vera gamma avrà versioni meno potenti e con batterie meno capaci (e con un prezzo minore, qui altre info).

Arriva anche la Skoda, con la nuovissima Enyaq

Non mancheranno i Suv, naturalmente. L’Enyaq sarà la seconda Skoda elettrica ad arrivare sul mercato, dopo la CITIGOe iV. Ma mentre la citycar è l’adattamento di un modello nato per i motori tradizionali, questo Suv è costruito sulla nuova piattaforma MEB del Gruppo Volkswagen. Enyaq iV 50 sarà la versione di accesso, con trazione dietro, batteria da 55 kWh (netti 52) e potenza di 109 kW. Autonomia fino a 340 km.

10 novità elettriche 2021 L’autonomia salirà a 390 km per la Enyaq iV 60, con potenza di 132 kW e batteria da 62 kWh (netta: 58 kWh). Enyaq iV 80 avrà una potenza di 150 kW e un’autonomia fino a 500 km nel ciclo WLTP grazie alla batteria da 82 kWh (netti 77 kWh). La stessa batteria equipaggierà le varianti a trazione integrale, la 80X e la vRS, con potenze rispettivamente di 195 kW e 225 kW. La più potente sarà in grado di passare da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi e di raggiungere la velocità di 180 km/h, limitata elettronicamente. L’autonomia delle versioni 4×4 arriverà a circa 460 km.

La ID.4, il primo Suv Volkswagen della nuova era

10 novità elettriche 2021È un mondo piccolo quello dell’elettrico: le foto del primo Suv della nuova generazione elettrica Volkswagen sono uscite di straforo addirittura dalla Cina. Non sarà un’auto economica: si parla di un motore da 204 CV, con velocità massima auto-limitata a 160 km/h. Le misure sono: 4.592 mm di lunghezza (10 cm più della Tiguan), 1.852 mm di larghezza e 1.629 mm di altezza, con un interasse di 2.765 mm. Anche la batteria fa pensare a un prezzo importante, superiore ai 50 mila euro: capacità di 82 kWh, con autonomia di circa 500 km. La base meccanica è la piattaforma MEB, la stessa della ID.3, di cui è appena uscito il listino italiano, riferito alla 1st Edition. La ID.4 monta un motore elettrico sull’asse posteriore, ma ovviamente è prevista anche la versione 4×4.

Nissan raddoppia: dopo la Leaf ecco l’Ariya

10 novità elettriche 2021Altra marca, altro Suv. Qui siamo in casa Nissan, un pioniere nell’auto elettrica. L’Ariya rappresenta l’affinamento per la produzione di serie di un prototipo che fu presentato tre anni a Tokyo, l’IMx concept. È un crossover con doppio motore elettrico sui due assi, trazione integrale e una “powerful acceleration“. Oltre a un avanzatissimo sistema di guida autonoma. Le dimensioni sono importanti: l’Ariya sarà lungo 4 metri e 60 (solo 9 centimetri in mano dell’Alfa Romeo Stelvio)largo 1,92 e alta 1,63.  Con grandi cerchi da 21″. Grande attenzione anche ai colori: il rame, in particolare, identificherà in futuro i modelli elettrici della Casa nipponica.

Finalmente arriva la iX3, la BMW made in Cina

Il 2021 sarà anche l’anno, finalmente, di una nuova BMW elettrica, la iX3, fabbricato in Cina  (la pre-produzione è già iniziata). Avrà una potenza massima di 286 CV e 400 Nm di coppia.  Nonostante prestazioni ragguardevoli, il nuovo Suv elettrico della marca bavarese sfoggerà un consumo energetico da primato, forse addirittura inferiore ai 20 kWh /100 km (calcolati con lo standard WLTP). Questo consentirà, con una batteria da 74 kWh di capacità, di dichiarare un’autonomia di 440 chilometri. Grazie anche a linee più da crossover che da Suv, con un’altezza molto contenuta.

Tesla fa poker con il Model Y, ordinabile già ora

Tra le 10 novità elettriche 2021 non va dimenticata la Tesla. Nel 2021 porterà in Europa il Model Y, già in vendita negli Usa (con non poche lamentele sulla qualità dei primi esemplari consegnati). Anche il Model Y va oltre i 500 km di autonomia dichiarata, nella versione Long Range AWD, la prima ad essere messa in vendita. Le batterie sono le stesse del Model 3 (72,5 kWh di capacità netta),  ma l’autonomia è ovviamente inferiore, a causa del peso e della minore efficienza aerodinamica. Per la Long Range AWD (trazione integrale, lunga autonomia) il listino parla di 63.980 euro chiavi in mano (consegna tra un anno). Per la versione meno costosa, la Standard Range Plus (con un centinaio di km di range in meno) ci si può aspettare un prezzo inferiore di circa 10 mila euro. Ma non arriverà fino alla seconda parte dell’anno prossimo.

L’Audi fa il triplete con la Q4 e-tron, da 60 mila euro

Anche l’Audi comincia a scendere di prezzo, anche se restiamo sempre nell’ambito delle vetture elettriche premium. Dopo la e-tron, che è un Suv di dimensioni rilevanti, e la e-tron Sportback, la Casa tedesca ha pronto un terzo modello, l’Audi Q4 e-tron. Si parla di un prezzo di circa 60 mila euro, per un’auto dotata di doppio motore, trazione integrale e batteria da 82 kWh, con un’autonomia di circa 400 km. Anche la Q4 e-tron sarà basata sulla piattaforma MEB del Gruppo Volkswagen, esattamente come due modelli citati sopra, la Volkswagen ID.4 e la Skoda Eniyaq.

Un po’ d’Italia con la Maserati Gran Cabrio

10 modelli elettrici 2021

Ci sarà anche un po’ d’Italia, tra le novità elettriche 2021. E porterà il nome della Maserati, che finalmente lancerà la nuova Gran Turismo a emissioni zero. Se ne sa ancora poco e pochissimo ha detto un breve video messo in rete dalla Casa modenese a inizio anno. Del che è certo è che la produzione avverrà  nello stabilimento torinese, ex Pininfarina, del marchio del Tridente. E sarà il secondo modello elettrico del Gruppo Fca, dopo la Nuova 500 presentata a marzo e in consegna da settembre.

 

 

 

 

26 COMMENTI

  1. ma pensate che lo stato rinunci alle tasse, accise e balzelli vari che mette sulla benzina e gasolio? Qualcuno mi aiuti a pensare cosa inventerà per tassare la circolazione delle auto elettriche.

    • Comunque la corrente elettrica non è proprio esentasse… certo non al livello di gasolio e benzina ma spero che per il momento ci si accontenti.

      • Al momento le tasse sulla elettricità incidono con IVA e accise come contributo alle energie rinnovabili che sono “meno costose” delle tradizionali ma per sopravvivere necessitano di grasse sovvenzioni. Come finirà, facile, fate un salto nel futuro e guardate la situazione nella ecologica California e nella verde New York: prezzi delle bollette insostenibili per il ceto medio, figuriamoci i poveri. Ricordate la ribellione durata un anno dei gilet gialli in Francia? È iniziata perché Macron voleva tassare ancora di più le fonti tradizionali per finanziare il Green New Deal Francese, gli è andata molto male ed ha dovuto fare inversione ad U. Da noi, con la scusa del Covid-19, ci sta provando l’attuale governo non eletto PD M5S con la complicità di Mattarella, la magistratura e naturalmente la “grande stampa”

        • gli incentivi alle rinnovabili che trovi in bolletta si riferiscono alle grosse campagne di incentivazione fatte tra il 2008 e 2012 e si esauriranno tra il 2025 e 2030: attualmente gli incentivi che vengono erogati sono modesti in quanto il costo e’ sceso molto e si sostengono quasi da sole a mercato

          • si, corretto ma il 2030 è fra 10 anni ed intanto incidono per quasi il 30% della bolletta proprio su i ceti meno abbienti. Direi che è una pugnalata ai consumi ed un indebito costo sociale

  2. La corsa al ribasso scatterà con la commercializzazione in Europa delle vetture cinesi con design e funzionalità sempre più europee, come la nuova gamma BYD con le Blade Battery, Aiways, ecc.

    Tanto per gradire:

    Changan Benni E-Star citycar da 55kW, 170Nm di coppia motrice, batteria da 32.2kWh, autonomia 301 km NEDC e la sua rivale la BYD e1.
    https://www.youtube.com/watch?v=uOmtmF7fAKE
    BYD e2 da 70kW e 180Nm di coppia motrice, batteria da 47.3 kWh, autonomia 405 km NEDC.
    https://www.youtube.com/watch?time_continue=40&v=oWLzDQY5ouU&feature=emb_logo
    BYD Qin EV
    https://www.youtube.com/watch?v=irIk48RWE54
    BYD HAN EV
    https://www.youtube.com/watch?v=gWIAup9t4D0
    Aiways U5 e U6
    https://www.youtube.com/watch?v=gufQgaWmYlo

    • dubito che qualcuno in europa voglia comprare prodotti che non hanno successo neanche in Cina, con tecnologie poco affidabili e qualità discutibile.
      Il mercato cinese delle EV sta crollando del 28% ma se si considera la new entri Tesla in realtà ai marchi cinesi rimangono le briciole.
      Poi vorrei capire con quale intelligenza uno dovrebbe comprare una BMW fatta in Cina. E’ come comprare un vestito di Armani fatto in Cina, paghi tanto una cosa che vale poco o niente? Da imbecilli, anche se è vero che il mondo ne è pieno di tamarri che comprano falsi Vuitton.

      • Il popolo del Celeste Impero vanta organizzazione del lavoro, disciplina e regia, e come se non bastasse, ha una lunga storia alle spalle di opere grandiose ed invenzioni che hanno evoluto anche la civiltà occidentale.

        A queste certezze si aggiungono i costi inferiori di manodopera specializzata, materie prime e semilavorati.

        Specializzazione a vasta scala, si pensi a Shenzhen e a Foxxcon dove provengono smartphone, tablet, laptop, console videogame con marchi Apple, Microsoft, Dell e Sony.

        Poi la capacità di innovare e progettare, come il 5G e il 6G, CATL, BYD, Pride Power, Huawei.

        Di rilanciare e creare nuovi marchi, come Volvo, Polestar, Lotus e Lynk & Co, tutti brand di Geely che è il primo grande azionista di Daimler e Mercedes Benz.

        E il paradosso cinese, il più grande sistema monopartitico al mondo che governa un paese che sta seguendo il modello di sviluppo capitalistico.

        Noi cittadini di un’Europa sempre più divisa, incerta e in crisi siamo destinati alla perdita di ogni futuro ruolo globale, costretti al declassamento. Rimarremo all’ombra e in balia di grandi nazioni protagoniste della politica e dell’economia mondiale.

        • non credo sia una analisi fattuale ma solo una pubblicità di propaganda filo-cinese cui i numeri e la storia danno abbastanza contro.

          1) il celeste impero, l’ecumene più popoloso nella storia umana, ha dato un contributo davvero modesto anche solo a paragone dell’Italia, che (meno un ventesimo della sua popolazione) con la propria arte, scienza e tecnologia hanno cambiato la storia del pianeta fin dal 7 secolo A.C.
          Se poi guardiamo l’occidente nel suo complesso, dalla Grecia fino agli USA, beh allora il celeste impero proprio impallidisce. Ad oggi il celeste impero deve la sua attuale “potenza” solo ed esclusivamente agli FDI Foreign Direct Investment, per lo più americani ed europei, che a partire dagli anni 80 hanno letteralmente finanziato TUTTO LO SVILUPPO INDUSTRIALE E TECNOLOGICO CINESE.

          Per inciso, il contributo dell’Impero del Sol Levante, il Giappone, allo sviluppo mondiale è stato sicuramente maggiore di quello del Celeste impero sotto tutti gli aspetti.

          2) costi inferiori non sono mantenibili perchè già oggi. India, Vietnam, Filippine ed altri serbatoi di manodopera super specializzata si stanno sostituendo nella supply chain industriale, in quanto le fabbriche statali cinesi non sono più mantenibili a produrre sottocosto con un deficit statale cinese del 300% del PIL. L’inefficienza, la corruzione insita nel modello cinese è pari a quella sovietica. Sappiamo già come è andata a finire

          3) Foxconn ha trasferito parte della produzione fuori della Cina, in India, Messico, Vietnam e fra l’altro anche in Wisconsin, USA. Apple tramite Foxconn spsota la produzione di I-phone in India, Dell ritorna negli USA, come Lenovo (cinese) in North Carolina, Sony in Vietnam.

          4) le capacità di rubare le IP altrui da parte delle multinazionali cinesi è stata acclarata nei tribunali del commercio internazionale con multe e sanzioni salate. Fra i principali danneggiati proprio l’Italia. Non farei troppa pubblicità sulle capacità di innovazione cinese, non è il caso visti i processi in corso in tutto il mondo

          5) Volvo licenzia oltre 400 persone, di cui 1200 in Europa. Polestar ha concept bellissimi, ma produzione zero. Lotus ormai fattura meno di Lancia, Geely può essere azionista di Benz col 9.9% del pacchetto azionario, (oltre che di Lotus, Lynk, Volvo e Polestar) e forse spiega l’insuccesso delle EV Mercedes. Ha provato ad acquisire la tecnologia Benz passando dal board ma non ha funzionato

          • Le principali invenzioni antiche civiltà cinese:
            Bussola
            Polvere da sparo
            Carta
            Stampa
            Fusione del ferro e dell’acciaio
            Fusione di rame e di bronzo
            Estrazione e applicazione di petrolio
            Scoperta e estrazione di carbone
            Ceramiche e porcellane
            Vino e liquore
            Sericoltura
            Cultura del tè e del tè
            Vele triangolari
            Osservazione delle stele, eclissi solari e lunari
            Rilievo del meridiano
            Spaghetti
            Medicina tradizionale cinese
            Agopuntura
            Anestetico
            La Grande Muraglia
            Sistemi di irrigazione
            Aquilone
            Abaco
            Mongolfiera
            Paracadute
            Tiro con l’arco
            Calcio cinese
            Kung Fu
            Golf

            Fonte: Cambridge University Press – 978-0-521-18692-6 – Ancient Chinese Inventions Yinke Deng

            Secondo la Banca Mondiale, gli Stati Uniti sono ancora la potenza economica più forte del mondo. Generano quasi un quarto del Pil mondiale (24.3%) superando la Cina di 10 punti percentuali (14.8%) saldamente al secondo posto.

            Shenzhen è la Silicon Valley emergente e Foxconn ha impianti ovunque, Asia, Europa e America Latina, dove assembla circa il 40 percento dei prodotti di elettronica.

            Trattasi di Huawei, che a seguito delle restrizioni da parte degli Usa e dell’impossibilità di usare Google e relativi servizi, ha avviato collaborazioni europee. Sorprendente la crescita di Xiaomi alle spese di Samsung, Huawei e Apple.

            Li Shufu vuole fondere Geely, Volvo, Lynk, Lotus, Polestar, Proton, ecc in un’unica casa automobilistica globale cinese.

            Mercedes Benz ha siglato la joint venture con Geely per le nuove Smart elettriche segmenti B e C premium, per cui si sono obbligati a condividere tecnologie.

  3. L’articolo mi lascia perplesso perchè è solo un ennesimo pamphlet di troppi prodotti cinesi.
    Partiamo dal presupposto che comprare cinese FA MALE ALL’ECONOMIA ITALIANA, EUROPEA E MONDIALE E FA MALE ALL’AMBIENTE ED ALLA POPOLAZIONE.
    Fortunatamente, grazie all’India ed un manipolo di altri saggi paesi NON IPOCRITI, la clausola di paese in via di sviluppo presso il WTO è stata tolta alla Cina, per cui non avrà più modo di esportare a livello mondiale a condizioni favorevoli. Questo comporterà che le multinazionali non troveranno più conveniente spostare la produzione di alcunchè in Cina e da lì invadere i paesi concorrenti a condizioni sleali. Le tariffe ed i dazi applicati alle auto cinesi saranno pari alle tariffe ed i dazi che i cinesi impongono alle auto straniere, per cui saranno tagliati fuori i loro prodotti fatti nelle fabbriche di stato a prezzi di dumping.
    Questo ci porta all’elenco di 10 vetture che proponete.
    1) Dacia – interessante ma dovrà essere prodotta in Europa sennò rimarrà venduta ai cinesi col badge Nissan, essendo di fatto un re-badged car
    2) Renault Twingo, ok interessante. Batterie LGchem fatte in europa se la fabbrica funziona
    3) 4) 5) 9) galassia VAG VV auto group:
    dopo anni di propaganda forse a settembre vedremo le prime ID-3 costose come l’oro. Se saranno all’altezza della concorrenza forse potremmo prendere in considerazione il resto, ma date le premesse avute con le scarse EV del gruppo VAG, vedi le AUDI e-tron, insomma .. ce n’è da lavorare
    6) Nissan… secondo le voci più accreditate il divorzio Renault – Nissan porterà all’uscita dal mercato europeo di Nissan
    Insomma, la Ariya deriva da una concept bellissima ma è l’ennesimo super SUV.. fra un pò scoppierà la bolla creditizia degli acquirenti di super SUV iper-indebitati usati da mogli grasse e bionde per fare 7 km al giorno per portare i figli viziati nelle scuole ZTL.. Che mercato può avere realisticamente il tutto? Non hanno sfondato Jaguar ed Audi che sono arrivate fra le prime.. boh
    7) BMW fatta in Cina. Armani fatto in Bangladesh. Vuitton fatto in Sri Lanka. Cartier fatto a Panama… ahh la bellezza della globalizzazione, compri un prodotto costosissimo fatto da manodopera scarsa senza controlli ambientali, manodopera senza diritti, a prezzi infimi con qualità pessima ed arricchisci la multinazionale.
    8) Tesla Y. incognita. il modello non è proprio pensato per il mercato europeo ma piuttosto per quello americano. Poi a detta di molti la fase di produzione iniziale a cavallo della crisi Covid-19 è stata pessima con troppi errori di qualità produttiva. Il sito di Fremont era già un inferno ai tempi di Gm Toyota – Nummi e non è migliorato. Forse nel 2021 se apre Giga-Berlino e Tera-Texas e finalmente Tesla si smarca dai problemi di produrre in California le cose migliorano. Per ora la Y è costosa, troppo. ribasserà di prezzo se vuole vendere, come è successo con la 3, anche perchè la concorrenza non sta a guardare. Diamo credito a Musk sul fatto che comunque finora è l’unico che produce EVs con successo ed alcuni modelli sono davvero il meglio che si possa trovare sul mercato da anni e probabilmente per anni.
    10) Maserati. boh. bellissima, ma non avrà certo grande effetto sul mercato complessivo.

    Mancano le Ford, le PSA, le FCA, le GM, le Toyota, le Honda, le Mazda, le Hyundai. Da loro arriverà il grosso delle proposte abbordabili ed appetibili, a mio avviso.

  4. Forse sulle prime 3 massimo 4 si farà sul serio.. per il resto sono segmenti di mercato per determinati tipi di persone benestanti… bisogna arrivare ai segmenti “utilitari” a prezzi simili se non uguali… Ad oggi secondo me con un’autonomia di 300km potrebbe essere perfetta come cosa ed i costi potrebbero essere contenuti…

  5. Una domanda da ignorante ma se la dacia vende un auto con pacco batterie da 35 kw sotto i 20.000 euro perche se compro un accumulo per fotovoltaico da 13 kw lo devo pagare 8.200 euro ? dove sbaglio ? e come se pagassi solo le batterie e il resto dell auto è gratis, oppure negli accumuli del fotovoltaico lucrano troppo

  6. Giovanni entrambe le cose, le batterie sono ancora troppo costose perché i prezzi vengono mantenuti elevati altrimenti la domanda aumenterebbe talmente tanto che non ci sarebbe produzione sufficiente per tutti, in una utilitaria da 20mila (10mila di costo al produttore) a benzina il motore incide per il 30% del costo. Il motore elettrico inciderebbe per il 5% quindi avresti 7.5mila di costo ma le batterie costano industrialmente circa 100€/1kWh (35kwh 3500€) quindi il costo dell’auto elettrica dovrebbe essere identico al termico, prezzi alti tenuti alti perché ci sono gli incentivi e perché così la domanda non esplode perché non si riuscirebbe a soddisfare.

    • Chiedo scusa ma questa risposta non ha assolutamente senso.
      1) i prezzi sono alti perché ci sono gli incentivi?
      Ma allora togliamo gli incentivi, che sono soldi di tasse pagate dai poveri per favorire gli abbienti, ed si abbassano i prezzi in modo che chiunque possa comprare una EV
      2) prezzi tenuti alti così la domanda non esplode perché non si riuscirebbe a soddisfare la domanda(?!?!?!) Ma il senso economico di tale risposta quale è? Solo un comunista può rispondere così, contro tutte le logiche di mercato. Magari è il contrario, causa difficoltà tecnologiche e produttive e bassa offerta a fronte di alta richiesta si hanno ancora prezzi alti.

      Bah

      • Come vede, Luca, non censuriamo i suoi commenti quando non contengono insulti. Tutti gli altri (e sono numerosi) zeppi di ..idiota..imbecille…venduto sono e saranno cestinati. Si dia una regolata.

    • il costo delle batterie è piu’ alto, siamo ancora 150/200 eur/kWh a cui poi devi aggiungere il costo della parte di potenza (inverter) che è quasi comparabile …è chiaro che l industria dell’auto si è accaparrata gran parte della capacità produttiva disponibile, per cui chi compra batterie per altri usi( come lo storage) è svantaggiato perchè la produzione disponibile è minore della domanda e, per normale legge di mercato, il prezzo sale . Per le auto , non credo ci sia un problema di incentivi: perchè i prezzi scendano ci vuole una produzione maggiore, che ancora manca, sia per scarsità di modelli sia per diffidenza / mancanza infrastrutture di ricarica

  7. MI ERO ABBASSATO AL LIVELLO DI CHI MI DAVA DEL VENDUTO AI PETROLIERI SENZA ALCUNA RAGIONE. NE AVEVO TUTTO IL DIRITTO

  8. Quindi per rispondere a Spriano, la più popolosa civiltà dell’ecumene si può vantare di appena 29 principali scoperte che oltretutto non ha saputo neppure sfruttare. Scarsi, e questa ne è la prova.

    L’economia cinese probabilmente è la seconda economia mondiale ma i dati sono fuorvianti in quanto messi in grosso dubbio dagli economisti poiché non vi è corrispondenza fra tale vantata dimensione ed i consumi energetici. Qualcosa non torna.

    Shenzhen ha il problema che avevano le “silicon valley” dei paesi comunisti, senza libertà la tecnologia non nasce e non si sviluppa senza la libera circolazione delle idee. Nelle dittature non esiste libera circolazione delle idee.

    Huawei, Xiaomi, ZTE sono giganti grazie alla potente regia del regime cinese. Non hanno dovuto affrontare la competizione leale delle aziende occidentali in quanto vivono in un mercato rigidamente controllato con dazi, quote, tariffe, furti di brevetti e proprietà intellettuali. Non è un esempio edificante e non è consigliabile.

    Geely vorrebbe creare un polo cinese dell’auto degno del nome. Grazie sempre ai favori del regime gode di mancanza di concorrenza, tassi artificialmente bassi, connivenze con la politica che impediscono sindacati, diritti del lavoro, tasse etc

    Spriano auspica una simile evoluzione anche in Europa? Vorremmo saperlo, lo vorrebbero sapere gli operai FCA, VW, Ford, PSA, Renault e via andare, giusto per capire quanto è piacevole il sistema cinese.

    Concludo: non disprezzo la cultura tradizionale cinese, e da buon occidentale sono una spugna ad assorbire il meglio da ovunque arrivi. È tipico solo dell’Occidente essere aperto e permeabile, nessun altra civiltà lo ha mai fatto. L’impero celeste è noto per essersi avvitato su se stesso e richiuso più volte in modo ciclico. L’india è un mondo rigido dove solo la prepotente irruzione imperiale britannica ha messo in crisi la suddivisione in caste e dato origine alla democrazia indiana. Il vulnus africano è desolante nel patetico ancoraggio al tribalismo, tribalismo accoppiato all’integralismo religioso che ritroviamo nell’universo musulmano. Solo la sfacciataggine, l’irruenza, la violenza dovuta all’incontro con l’Occidente ha smosso le civiltà suddette. Il Giappone ne è un esempio mirabolante di evoluzione nel solco della identità e della tradizione. La Mesoamérica invece non ha retto l’urto pandemico e si è dissolta mezzo millennio fa, ma già era messa male socialmente, tecnologicamente e culturalmente. Quindi dubito fortemente che una dittatura come la Cina di oggi sia da prendere come esempio positivo, ma solo come monito su come attrezzarsi se vogliamo mantenere identità e libertà.

    • Il liberalismo economico cinese è sempre più indirizzato a promuovere la cooperazione internazionale perché ha questa necessità per continuare quelle trasformazioni che altri faticano a mantenere. Inevitabilmente si scontra con l’egemonia americana e ha contribuito alla crisi dell’economia europea che non sembra reggere il confronto e che si rende disponibile a cessioni di capitale garantiste quando molte società europee in crisi e abbisognano di capitale cinese.

      Riconoscono i valori di queste imprese e le rispettano mantenendone la leadership senza ingerenze che potrebbero comprometterne lo status e la ricapitalizzazione avvenuta.

      Questo neoliberismo cinese non sembra dispiacere ai più che acquistano prodotti cinesi, tantomeno non emerge un protezionismo civile che boicotti i loro prodotti o i prodotti delle imprese occidentali che hanno ricapitalizzato salvandole dall’oblio.

      È innegabile che l’innovazione si stia spostando in Cina, lo dimostrano oltre ai centri ricerca, le università sempre più consacrate dai risultati scientifici, Tsinghua e Peking per prime e lo indicano anche la ricerca scientifica intrapresa come il caso emblematico del CEPC.

      Penso che molti europei non recepiscano l’isolazionismo cinese semplicemente perché non c’è. C’è una diversa cultura che si sta occidentalizzando assumendo sempre di più i nostri trend, bisogni e sensibilità. Compromessi questi impensabili qualche anno fa per il monopartito di governo che vede cambiamenti epocali nelle nuove generazioni.

      • Neoliberismo e Cina sono ossimori. Nulla in Cina è neoliberista, direi piuttosto mercantilista. Il neoliberismo sorge e vive solo nelle democrazie, ergo…
        Il capitalismo dirigista di stampo neo-maoista assomiglia molto più al nazional-socialismo Hitleriano ed ai modelli Fascisti che partono da Mussolini, passano per Franco e finiscono con Pinochet.
        Il protezionismo civile è già sorto e rampante nel mondo, e la pandemia ha dato un impulso notevole- In India vi è il boicotaggio totale dei marchi che producono in Cina, al punto che Apple ha chiesto a Foxconn di spostare l’impianto produttivo in India.
        La cooperazione internazionale promossa dalla Cina si è rivelata un neo-colonialismo al cui confronto il colonialismo imperiale europeo era un giochetto da bambini.
        Gibuti, Sri Lanka, Etiopia, Eritrea, Kenya, Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio, Malesia, Filippine e ora tutte le repubbliche islamiche del centro Asia si stanno ritirando velocemente dai loro trattati ed accordi commerciali che sono trappole del debito. Rimando agli articoli su Hindustan Times che sono illuminanti sul caso. in Europa, dove la potente censura cinese influenza tutto e tutti dalla commissione Europea a Bruxelles (vedi lo scandalo che è scoppiato) fino ai giornali ed al ministro Di Maio, purtroppo tale informazione non viene riportata.
        L’innovazione cinese è abbondante, mi ricorda quella del periodo sovietico, anche mirabile e da apprezzare e da cui imparare, ma alla lunga senza libertà di pensiero la ricerca avvizzisce, è un dato di fatto insegnato dalla storia umana.
        Poi il caso del laboratorio biologico livello 4 di Wuhan è un evidente sintomo del malessere della ricerca cinese dove incompetenza, pressappochismo. incapacità si mescolano a pressioni politiche ed indebiti intrallazzi. Non è un esempio edificante ma piuttosto un esempio tragico di cosa è la ricerca cinese. CEPC e simili progetti ricordano troppo i mega-progetti con scopi di propaganda politica del periodo sovietico che poi sono andati tutti nel dimenticatoio, senza togliere valore agli scienziati coinvolti che ci avevano messo anima e corpo, sia ben chiaro.
        L’isolazionismo cinese è soverchiato dall’imperialismo cinese, per cui di sicuro non viene recepito di primo acchito. Prova a diventare cittadino cinese oppure prova a diventare cittadino USA, Canadese, Australiano, Britannico.. ecco la riprova di quanto una società è aperta e permeabile contro una società chiusa ed impermeabile sotto rigidissimo controllo sociale ed economico. Gli occidentali sono per i cinesi “White Monkeys” sempre e comunque. Impensabile che un bianco o un nero o un giallo-non-cinese possa scalare la vetta sociale come in nord america ed europa, dove è poco frequente ma fattibile e possibile e gli esempi sono davvero innumerevoli ormai. In Cina è semplicemente impossibile, vietato, precluso.
        Ripeto, ammiro la Cina, imparo quel che c’è da imparare di buono, ma non è un concorrente leale e non è un partner, è una via di mezzo fra un concorrente sleale ed un vicino da sorvegliare con attenzione perchè ha intenzioni pericolose.

        • A mio avviso la svolta neoliberista cinese c’è ed è avvenuta già con Teng Hsiao Ping che seppe avviare coraggiosamente un processo di liberalizzazione di un’economia è una produzione tipicamente di stampo comunista.
          Tutti uguali, stessa divisa, stessa bicicletta e sacchi di carbone alle famiglie per sopravvivere d’inverno.

          Siamo a fine anni ‘70, da allora, nell’arco di tre decenni, la Cina si trasforma da paese arretrato e chiuso in se stesso in un centro della dinamica capitalista globale, caratterizzato da tassi di crescita così sostenuti da essere storicamente inconfrontabili, così il degrado ambientale dei primi anni della transizione economica.

          Spinto dall’opinione pubblica cinese, sempre più preoccupata per le questioni ambientali, già all’epoca delle Olimpiadi, il governo cinese ha favorito gli investimenti in ogni tecnologia verde, automobili elettriche, turbine eoliche, solare termodinamico, fotovoltaico e wave, regolando le emissioni provenienti dal settore elettrico, particolarmente quello carbonifero che finanzia acquistando le proprie emissioni, l’industria delle rinnovabili.

          Da anni assistiamo a notevoli e costanti di incrementi di miliardari cinesi che svolgono un ruolo chiave nella trasformazione economica e nel frattempo il tenore di vita della popolazione è migliorato in maniera sostanziale.

          Parallelamente ai miliardari abbiamo gli unicorni, le aziende innovative che in breve volgere di tempo hanno capitalizzato patrimoni superiore al miliardo di dollari.

          Al business internazionale cinese ha certamente contribuito Hong Kong, tipicamente strutturata su basi capitaliste. Il regime monopartitico ha dovuto accettare molti impensabili compromessi liberisti, oltre che con le regole neoliberiste del commercio internazionale stabilite dal WTO dove la Cina ha fatto ingresso nel 2001.

          Altro fenomeno senza eguali, mi ripeto, è Shenzhen che sta diventando con rapidità cinese il nuovo centro mondiale della tecnologia e dell’innovazione.

          Sfidano il capitalismo americano sullo stesso terreno di gioco, facendo le stesse cose, ambendo a farle meglio. Basti pensare a Baidu contrapposto a Google, Alibaba ad Amazon a FedEx of China e così via.

          Un aggettivo?

          Rapidità nel cambiamento.

          L’Europa?

          Se non trova unità d’intenti resterà definitivamente fuori gioco.

  9. I prezzi delle auto diminuiscono e il prezzo della corrente aumenta ENEL X A €0,79 kw/h e IONITY sempre a €0,79 kw/h il prossimo sarà la tesla! e siamo solo all’inizio

  10. Opinioni divergenti, prese di posizione documentate, concetti resi concreti da nomi e numeri.
    Ringrazio Luca Bartozzi e Alberto Spriano perché, pur da prospettive antitetiche, sfornano erudizione in modo copioso e molto informato.
    Un bel dibattito: chi l’ha letto, senz’altro ha imparato molto. E si sarà fatto una sua opinione.
    Poi, si sa, la storia la scrivono i vincitori e, pur nella feroce competizione e nelle mille contestazioni su modelli economici più o meno democratici, pur nelle trame oscure che caratterizzano la competizione sul mercato energetico, in uno slalom tra costo del lavoro e diritti umani, penso che il dado sia tratto e che l’auto elettrica non tornerà nei ranghi, anzi.
    Con il rischio, che è anche più generale, di un Europa vaso di coccio tra due vasi d’acciaio.

  11. A mio avviso per la massa non sono convenienti, nemmeno con incentivi. Inoltre la variabile durata della batteria può essere risolta solo con noleggi, come per la Zoe. Ciò comporta un esborso di 100 euro mensili+ costi di ricarica, tali spese sono superiori ad una banale auto cittadina di pari categoria che percorre diciamo 10.000km l’anno e si presupponga possa durare almeno 10 anni, in italia la media è anche più alta…
    L’elettrico è sicuramente eccitante per chi ha da spendere, per esempio una Tesla da 400cv è sicuramente più conveniente in Italia di una qualsiasi altra auto (anche supercar) di pari potenza, sia per costi di acquisto e soprattutto gestione (no superbollo, no costi di benzina quando la paritetica farebbe 5 km/l)..Rimangono i limiti di percorrenza al max 300km in autostrada a velocità codice e l’incognita della durata della batteria, ma chi ha 70.000 euro sonanti per una vettura non si porrà il problema…
    Questa è la realtà, ad essere sinceri e onesti, l’impatto ambientale è relativo a seconda di chi viene interpellato, come per la pandemia…

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